.
Annunci online

proiettilixscrittori
il blog di Max Giovagnoli
letteratura
10 gennaio 2009
Baricco: il futuro è finito. Secondo me...



Questo intervento di Alessandro Baricco alla discussione sul "Pensare il futuro" di Venezia mi lascia un po' di spunti di riflessione nella testa. La sua denuncia contro l'immobilità del presente, la superficialità della comunicazione attuale e l'incapacità progettuale della politica occidentale suonano un walzer prussiano alla retorica e al fiore illuministico del ben pensare per ben dire, certo, ma l'idea della confusione tra NUOVO e FUTURO di oggi mi trova d'accordo e merita una riflessione. E poiché scrivere e èsporsi, e scavare, chi legge questo post scavi e si esponga a sua volta. Qual è il vostro futuro? Cos'è il futuro? La riflessione di Baricco sul fatto che "Il futuro sia finito" nel senso di "ormai passato",  secondo me è declinabile invece verso "finito" nel senso di "chiuso, conoscibile". Per questo infinita è, in questo senso, la letteratura. E la fantasia. O la finzione. Che possono aiutarci a interpretare (non prevedere) il futuro più di tanti decreti salvapresente in cui viviamo. Per questo, allora, ho sempre amato così tanto il "futuro anteriore"?

29 giugno 2008
Identikit del lettore, o della lettrice italiana

Le ricerche di Morrone e Savioli nel loro nuovo libro "Il lettore in Italia", appena pubblicato dall'Editrice Bibiografica, ribadiscono che le donne (ma non è una scoperta) sono più numerose in tutte le fasce d'età ma, soprattutto, che il numero più alto di lettori si raggiunge in Italia tra gli 11 e i 25 anni. Quindi, non vi lasciate incantare da chi dice che i giovani sono distanti dai libri, e che è colpa del computer. I giovani leggono senza lasciarsi orientare più di tanto da recensioni e media e abbandonano i libri appena giunti in età lavorativa (ma solo i maschietti). Da allora leggono più giornali e riviste, pare. Tutt'altro discorso è valido invece per le donne, che alla lieve flessione dedicata alle riviste aggiungono una passione per i libri ancora fedele. Sarà un identikit verosimile? CI siete dentro anche voi?

31 maggio 2008
Come lo scegli un libro?

L'immagine l'avete vista da qualche giorno, ormai. Quello che vi manca, dunque, è la famosa "quarta di copertina", che spiega qualcosa sul contenuto e il tono del libro. Eccola qui, così, se non doveste trovare la vostra copia di "All'immobilità qualcosa sfugge" immediatamente disponibile in libreria, saprete per lo meno di cosa parlano le sue "voci"...

"Amare qualcuno sulle isole di Second Life è pericoloso. Puoi ritrovarti a desiderare una donna per anni senza toccarla mai; anche se è sposata, anche se tu sei sposato e sei un politico importante. L'amore virtuale può essere un veleno che cancella la vita e la dignità. Puoi scrivere cose che non diresti mai, troppo forti e intense per quello che sei normalmente. Max Giovagnoli, il pioniere della cross-media communication, mescola i piani narrativi e i generi e racconta un amore digitale per la prima volta nella letteratura italiana. Attorno a questo sentimento centrale si intrecciano a Roma le vite di sette persone molto diverse, legate dai fili invisibili dei loro destini. Tra loro una prostituta e un uomo ossessionato dal proprio corpo, un giovane regista di reality show e un politico innamorato di un sogno... tutti vittime e carnefici gli uni degli altri, responsabili dei vicoli ciechi in cui sbucano le loro vite. L'incastro è prefetto. Quello che l'immobilità non riesce a imprigionare è il moto generato dal desiderio, che accelera e travolge vite e matrimoni, conduce alla morte, all'amore, alla rovina o alla guarigione. Max Giovagnoli intinge la penna nell'inchiostro delle immagini e "filma" con efficacia cinematografica sette storie pronte a ingannare le fragili costruzioni degli uomini attraverso sogni, speranze e ossessioni che bruciano la vita un pezzo alla volta. Un romanzo che cela in sé una telecamera nascosta, spia gli attori dall'interno per inchiodare su carta le ragioni delle loro scelte. Scritto con il ritmo incalzante dei desideri, nel presente di una ripida discesa, All'immobilità qualcosa sfugge annuncia e prepara un diluvio, taglia i cavi di un ascensore che precipita ogni protagonista in un inatteso inferno personale." (Meridiano Zero 2008)

12 maggio 2008
Greenpeace: scrittori per le foreste



Appello congiunto degli autori italiani
In tutto il mondo gli scrittori si schierano con Greenpeace per la protezione delle foreste primarie. Firmando l'appello congiunto degli autori, mi impegno a raggiungere attivamente i seguenti obiettivi:

Pubblicare il mio prossimo libro su carta "non proveniente da foreste primarie".
Incontrare il mio editore e convincerlo a non usare carta derivante da foreste primarie. Lo incoraggerò ad utilizzare carta proveniente da fonti sostenibili come il FSC.
Impegnarmi con l'industria editoriale, in quanto parte della rete degli autori, per far cessare l'uso della carta derivante da foreste primarie ed incoraggiarla ad usare carta proveniente da fonti sostenibili come il FSC".

29 aprile 2008
L'ultimo atto è di carta, sempre

Uno che ha lavorato nell'editoria per tanti anni, lo sa cosa significa. Tra oggi e domani va in scena il "si stampi" del romanzo. Significa che una macchina stenderà e spalmerà su un foglio da 4 metri le tue parole, con una carezza d'inchiostro che rimarrà poi lì per sempre. Una volta tanto, per sempre. Oltre il coraggio degli uomini e le offese delle delusioni di tutti i giorni. E poi significa che tutto quello che hai pensato, immaginato, inventato dal nulla, le voci alle quali hai dato un corpo e i corpi che ti sei scervellato per mesi affinché assumessero il loro timbro perfetto (almeno per te), diventeranno di carta. E tu con loro. E non conta quanti titoli hai pubblicato. Non conta neppure quale supporto si occuperà di sostenerli tra te e la gente. Conta che è una sensazione bellissima, imperfetta e con una gruccia sola ("Quando ti guardo dopo un giorno pieno di parole, senza che tu mi dica niente tutto si fa chiaro"), ma perfetta.




permalink | inviato da proiettilixscrittori il 29/4/2008 alle 7:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
2 giugno 2004
Come nasce una voce off: nel mistery

Nella bella collana di classici gialli inediti in Italia chiamata i Bassotti, piccoli libri arancioni che tanto hanno fatto parlare di loro qualche mese fa, trovo un esempio di incipit sapientemente scritto con una voce off iniziale. A parlare è un chissachi qualunque, che è contemporaneamnete un narratore onnisciente e il più inadeguato testimone (di secondo grado) di quanto è accaduto - un assassinio, evidentemente - su un vecchio treno Pittsburg/Washington. "Per quanto riguarda la parte penale della nostra attività, è McKnight che se ne sta gradatamente prendendo carico. A me, il penale non è mai piaciuto e dopo lo strano caso dell'uomo della cuccetta numero 10, mi sono accorto di essere un po' delicato di stomaco." Cosa ci ha raccontato questa voce off? Tutto in un niente. Uno strano caso, violento, che è scaduto nel penale, in un treno, che ha cambiato totalmente la vita di chi parla. Ecco perché ci siamo dentro. Ecco perché la voce non è goffa, e anche estranea non è inadeguata. Non vogliamo anche noi che la nostra vita cambi un po', ascoltando una storia? (Mary Roberts Rinehart, L'uomo della cuccetta n.10, 1909)




permalink | inviato da il 2/6/2004 alle 22:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
17 maggio 2004
Il Frisson della fantascienza

Più di qualsiasi altro genere la fantascienza è influenzata dai concetti di mutamento e di evoluzione. Sia che racconti di viaggi in mondi lontani nel tempo e nello spazio, sia che racconti le storie di mostri dagli occhi di insetto, il suo frisson è lo stupore per la novità e per l’imprevedibile. A differenza del poliziesco, la fantascienza non si preoccupa di ristabilire l’ordine e di rimuovere dalla società gli elementi di pericolo, ma opera nella sovversione sistematica di ogni equilibrio. Perciò, nonostante esistano diverse famiglie narrative in qualsiasi sua possibile costruzione, tutte quelle più diffuse hanno in comune una qualche forma di alterità e di standardizzazione. È possibile suddividere dunque il campo in almeno quattro grandi categorie: 1. Altre Epoche; 2. Altri Mondi; 3. Altre forme di vita; 4. Altri stati mentali.  A ciascuno il suo (da Matteo Cafiero, Roma).




permalink | inviato da il 17/5/2004 alle 23:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
14 maggio 2004
Per non perderti il pubblico

L’attenzione del pubblico non dura in eterno. La sospensione dell’incredulità neppure. Al contrario, il loro andamento è pendolare e i momenti in cui il pubblico raggiunge la sua disposizione più produttiva sono generalmente l’incipit di un racconto e il primo colpo di scena della sua storia, quelli cioè in cui le strade della storia sono ancora tutte aperte e puntate verso l’infinito, e i confini dello stagno potenzialmente gli stessi dell’oceano. Ma il fatto che essi non abbiamo limiti non equivale al fatto che non ne abbiamo noi. E non basta saperlo.




permalink | inviato da il 14/5/2004 alle 22:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
15 aprile 2004
Berlioz per esercitarsi a scrivere

Un vecchio esercizio di scrittura che oggi sarebbe tacciato di bislaccheria new age prevede di far esercitare gli scrittori a visualizzare e "mettere su carta" una partitura musicale in forma di racconto. L'esempio che ci viene proposto dall'accademia Altrimedia è quello di Hector Berlioz e della sua Sinfonia Fantastica (vero e proprio poema sinfonico, composto all'età di 27 anni, nel 1830). La partitura prevede diversi episodi e può essere facilmente trasformata in racconto. L'importanza nell'opera delle suggestoini immaginifiche fu indicata dal suo autore con queste parole: "L'artista dotato delle qualità più potenti è come un obice caricato che va per la sua via, rovescia tutto ciò che trova, lascia una traccia, è vero, ma non per questo deve, alla fine della sua corsa, spezzarsi scoppiando." Condotto e ben guidato, l'esercizio funziona.




permalink | inviato da il 15/4/2004 alle 0:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
13 aprile 2004
Narrare in prima persona: pregiudizi?
Nel libro di Donna Levin "Scrivere un romanzo", troviamo l'indizio di un pregiudizio serpeggiante tra molti degli editor italiani che conosciamo personalmente. Curioso trovarlo citato nel libro di un'americana però, ovvero nel Paese in cui tale artificio potrebbe sembrare a ragione più storicamente endemico, fino all'appropriazione indebita e all'inflazionamento. Questo il brano su cui riflettere: "Probabilmente molti scrittori esordienti si sentono più a loro agio scrivendo in prima persona. L'uso della prima persona porta non solo a narrare, ma a confessare - e il primo romanzo è spesso una storia di cui l'autore ha bisogno di liberarsi. Ma molti scrittori esordienti lavorano più naturalmente attraverso l'uso della terza persona. [...] Ho sentito alcune volte che gli editor nutrono pregiudizi sul punto di vista in prima persona nei romanzi d'esordio, poiché temono che esso renda l'autore indulgente verso se stesso. Questa è una possibile trappola del punto di vista in prima persona, ma ci sono anche dei vantaggi potenziali: un romanzo in prima persona è più facilmente diretto e originale, ad esempio." L'annosa quaestio dividerà in due come il Nilo anche i lettori di questo post, ne siamo certi.



permalink | inviato da il 13/4/2004 alle 22:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
  

Cerca

Feed

Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 1 volte

My email:
maxgiovagnoli@gmail.com

My books:
















My Magazine: